Sei anni dopo Fukushima ancora non si riesce ad avere una stima precisa dei danni ambientali e dell'impatto sulla salute umana che ancora sta avendo l'incidente nucleare del 2011

11 marzo 2011 – il Giappone venne messo in ginocchio dal susseguirsi di un terremoto e di un maremoto. I maggiori danni si ebbero a Fukushima (cittadina a nord-est del paese), sede della centrale nucleare.
Inizialmente la situazione sembrava sotto controllo, vi furono delle esplosioni ma i soccorsi arrivarono abbastanza in fretta, poi la situazione peggiorò e divenne più grave di quanto ci si potesse aspettare. Gli incendi propagatisi erano difficili da tenere a bada ed i fumi si dispersero nell’aria.
Nonostante tutto, il Giappone rassicurò i propri cittadini; già dopo pochi mesi fu consentito agli abitanti di alcuni paesi limitrofi alla centrale, di rientrare nelle proprie abitazioni e di utilizzare nuovamente l’acqua potabile.
Oggi a 6 anni dall’accaduto la centrale non è ancora stata messa definitivamente in sicurezza, alcuni robot sono stati mandati all’interno della centrale per cercare di capire quali siano state le conseguenze e quali misure si debbano adottare per attutire il più possibile i danni.
Destano serie preoccupazioni le crepe formatesi, a seguito del terremoto, sotto alcuni reattori che continuano a disperdere liquidi radioattivi nel mare. Inizialmente si sostenne che le sostanze, tra cui molte scorie radioattive, prodotti di scarto delle fissioni nucleari, non sarebbero sopravvissute a lungo e nel giro di pochi anni sarebbero state smaltite dalle stesse correnti oceaniche.
I fatti sembrano però essere contrari alle rassicurazioni iniziali, infatti nell’Oceano Pacifico si stanno rinvenendo sempre più frequentemente pesci affetti da tumori, casi come questi solitamente sono rari. I tumori in questione si manifestano anche con malformazioni considerevoli, in alcuni casi mostruose. La presenza di questi pesci malati non è limitata solo alle coste giapponesi ma inizia anche ad essere riscontrata lungo le coste canadesi e statunitensi, zone in cui governi non hanno ancora preso posizioni ben definite e chiare a riguardo.
Le correnti e la catena alimentare globalizzata, aiutano la propagazione.

I pescatori statunitensi e canadesi allarmati dal ritrovamento di pesci mostruosi tra le reti del proprio pescato, arrabbiati ed intimoriti, hanno provato a rivolgersi ai rispettivi governi ma senza successo. Stati Uniti e Canada non hanno ancora adottato adeguate misure di sicurezza. La Fish and Wild Service americana (ente che si occupa della gestione e conservazione della fauna selvatica) ha confermato di aver già condotto analisi sulle acque marine e che queste hanno dato esito negativo, non si ritiene quindi sia il caso di condurne di nuove. Oltretutto, sempre negli Stati Uniti, l’Ente di Protezione Ambientale conduce analisi sulla purezza di aria ed acqua potabile ma non sull’acqua marina.

La minaccia si presenta a tavola, in particolare sotto forma di due sostanze: il Cesio-137 e lo Stronzio-90. Entrambi sono scarti della fissione nucleare ma all’interno dell’organismo umano hanno un impatto differente. Il Cesio-137 quando viene assunto dall’uomo viene espulso in circa due mesi, lo Stronzio-90 in circa due anni. Non solo, vi sono delle specifiche categorie di pesci che destano particolari preoccupazioni, un esempio ne è il tonno pinna blu. Quest’ultimo quando venne analizzato dagli scienziati lungo le coste californiane, presentò una quantità di Cesio dieci volte superiore alla norma. Altro pesce che desta non poche preoccupazioni è il salmone, il quale ha tipicamente dei livelli di mercurio bassi ma dopo Fukushima molti scienziati si sono chiesti se addirittura non debba più essere consumato.
Concludendo, proprio in questi giorni a Fukushima, molti team di scienziati stanno cercando di entrare nella centrale per capire effettivamente l’entità dei danni. Inizialmente, l’ingresso allo stabile era consentito all’uomo ma quando si capì che questo avrebbe minacciato pesantemente la sopravvivenza, gli scienziati hanno iniziato ad inviare nella centrale dei robot, chiamati scorpions (per la loro forma che ricorda quella di uno scorpione) i quali però non sembrano dare risultati soddisfacenti visto che anche loro “muoiono” poco dopo essere entrati nei locali della centrale. Diversamente da quanto si fece a Chernobyl, dove l’intera struttura venne “intrappolata” sotto un capannone, a Fukushima il pericolo non è solo quello della propagazione volatile delle sostanze, vi sono delle vere e proprie perdite che continuano ad entrare in contatto con l’acqua dell’Oceano Pacifico il quale lentamente ma costantemente si sta inquinando.

Noi Italiani, Europei, quando andiamo al supermercato abbiamo sempre l’opportunità di vedere da dove arriva il pescato..ma nei ristoranti? E negli all- you-can-eat che tanto stanno andando di moda?

commenti (0 )

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>