La Spagna , famosa in tutto il mondo per le corride, la sangria ed il calimocho (bevanda a base di vino rosso e cocacola), ora ha creato il vino blu.

Ebbene sì, non solo rosso, bianco e rosè ora il vino è pure blu. Quattro giovani menti spagnole, tra i 20 ed i 30 anni, avvalendosi della collaborazione di un team di ingegneri chimici dell’Università dei Paesi Baschi, hanno deciso di creare il Gik,. Le importazioni crescono a vista d’occhio, il sito registra vendite di oltre 100.000 bottiglie in ben 25 paesi.

Il Gik è un vino da tavola di colore blu ottenuto dal mix di due uve con l’aggiunta di coloranti organici, questi ultimi sono composti da antocianine ed indaco che conferiscono la interessante ed insolita tonalità blu. Il Gik non subisce processi di macerazione delle vinacce o invecchiamento in botti, si presenta con una gradazione di 11.5% di alcol in volume. Non contiene zuccheri aggiunti ma contiene dolcificanti. Il mix è dato da alcuni vini quali Roja, Syrah, Zaragoza ed il Castilla de la Mancha e dalla combinazione di anatocianine (pigmenti vegetali che si trovano in fiori e frutta, nel nostro caso l’uva) e indaco (colorante di origine vegetale). 

Legalmente tutto questo è stato garantito e regolato dall’EFSA che ha valutato ed approvato il prodotto. Da un lato, questa bevanda sta riscuotendo un successo sempre maggiore soprattutto tra i più giovani, ma dall’altro sta facendo storcere il naso ai colossi mondiali in campo vinicolo. Tanto acclamato quanto riempito di critiche il vino blu sta trovando opposizioni non solo dai classici culturisti del vino ma anche dall’Unione Europea la quale ha negato al prodotto la denominazione vino in etichetta poiché lo stesso non rientra nella classifica dei 17 tipi di vino che l’Unione Europea riconosce e garantisce. Il Gik non rientra in questa categoria quindi non può essere chiamato vino, può e deve recare la dicitura bevanda. I giovani fondatori non si sono fatti demoralizzare ed hanno lanciato una petizione online per ottenere la denominazione vino in etichetta.

La Gik ha condotto dei test non ufficiali facendo assaggiare il vino a persone bendate, nessuno sembra aver notato la differenza di sapore con un vino “normale”. La differenza sostanziale del prodotto non è dovuta al gusto, come sostengono gli stessi creatori. Il team under 30 del Gik ha senza dubbio avuto un’idea innovativa, non si professa cultore del vino quanto delle persone e delle relazioni sociali. Nessuno di loro ha infatti alcuna esperienza in campo vinicolo o enologico. Hanno deciso di voler rivoluzionare il mondo del vino e lo hanno fatto rovesciando le tradizioni, avvalendosi di un team di scienziati ed adottando buone tecniche di marketing. Sarà solo un fenomeno momentaneo o è destinato a trapiantarsi nel mercato mondiale? Non si può negare che la bevanda in sé susciti una certa curiosità.

L’acquisto del Gik non è ancora possibile in Italia (purtroppo o per fortuna), tuttavia è possibile ordinarlo su internet. Diversi paesi europei quali Francia, Belgio; Olanda, Portogallo, Inghilterra lo vendono e sembrano non essersene pentiti, fino ad ora.

commenti (0 )

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>