atlante agroalimentare

Un atlante agroalimentare ricco di dati e infografiche ci mostra come le grandi corporazioni stiano contendendosi il mercato alimentare attuale a spese di lavoratori e consumatori.

Mentre la Commissione Europea rinvia a marzo il processo di revisione sulla mega fusione da 66 miliardi di dollari tra Monsanto e Bayer. un report  ci mostra come le multinazionali stiano monopolizzando il sistema alimentare globale, mettendo a repentaglio la libertà di scelta del consumatore, le condizioni di lavoro e gli sforzi per combattere la fame nel mondo.

Un atlante agroalimentare ricco di dati e infografiche pubblicato da due fondazioni tedesche in collaborazione con Friends of the Earth Europe, ci mostra come due trend si stiano assestando nel settore agroalimentare: sempre meno corporazioni stanno prendendo il controllo di una fetta sempre più ampia di mercato, guadagnando sempre maggiore potere in molte zone del pianeta, mentre nello stesso momento le opportunità per i movimenti civili di fare opposizione a questi cambiamenti si restringono sempre di più.

Una guerra per il controllo del mercato si sta combattendo a spese degli anelli più deboli della catena, gli agricoltori e i lavoratori. Il rapporto illustra come “la pressione sul prezzo esercitata dalle grandi catene di distribuzione e dalle industrie alimentari sia la causa principale delle misere condizioni di lavoro e della povertà lungo la filiera produttiva e come faciliti la marcia inarrestabile verso un’agricoltura di tipo industriale con gli effetti ambientali che ne conseguono.

La ricerca sostiene come un futuro consolidamento delle corporazioni lungo lo catena produttiva globale non faccia che esacerbare situazioni che sono già state perpetrate, completamente o in parte , attraverso passate fusioni tra le più grosse compagnie nel settore agroalimentare. Ciò significa meno scelta per il consumatore, e un rischio per le future produzioni di cibo; Una pressione sempre più forte sul prezzo da parte dei cartelli e  una situazione in cui il più povero rimane affamato nonostante la sovrapproduzione di cibo.

“L’aumento del potere delle corporation agroalimentari minaccia la qualità del nostro cibo, le condizioni dei lavoratori che lo producono e la nostra capacità di sfamare le generazioni future” sostiene Mute Schimpf, un attivista di Friends of the Earth Europe.

Schimpf insiste sul fatto che l’unione europea debba esercitare un ruolo primario nel combattere queste tendenze e allo stesso tempo raccomandare produttori locali in modo da incoraggiare lavori più sicuri e produzioni meno impattanti.
Barbara Unmüßig, presidente della Heinrich Böll Foundation fa notare come gli attivisti che combattono per il diritto all’accesso all’acqua, alla terra e alle sementi vengano affrontati con sempre maggior violenza (pubblica) o repressione (privata) in tutto il mondo.

L’atlante offre diverse grafiche che illustrano questo processo di consolidamento, incluse le più grandi fusioni dell’ultimi decenni. Il report rivela come siano le compagnie di private equity, più degli azionisti di una compagnia, a guidare in modo sempre maggiore questo processo di concentrazione. Fino al 2004 per esempio un solo gruppo di investimento, 3G capital, ha guidato o accompagnato fusioni che hanno portato alla creazione della più grande compagnia di birra al mondo (AB InBev), la più grande compagnia di fast-food (Burger King) e la quinta compagnia nella lavorazione del cibo  a livello globale (Kraft-Heinz). i licenziamenti di massa e la chiusura degli stabilimenti di imbottigliamento di un’industria di bevande sono stati parte del piano.

Il report sostiene che “un numero sempre maggiore di persone si stanno organizzando e stanno cambiando le loro abitudini di acquisto” ma sottolinea che “questo non è abbastanza per combattere fame e povertà o per proteggere l’ambiente”. Il ritiro delle istituzioni dagli interventi di tipo economico è la causa principale delle ingiustizie sociali e dei da in ambientali a cui stiamo assistendo oggi.

“È il momento giusto per una regolamentazione orientata politicamente e socialmente e” conclude il rapporto “speriamo che questo atlante possa stimolare un dibattito sociale su un argomento tanto vitale”.

 

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