monk fruit

Dopo la legalizzazione della stevia come additivo alimentare, l’industria punta a un nuovo prodotto, il monk fruit, frutto di una pianta cucurbitacea di origine cinese che ha già fatto il suo ingresso nel mercato statunitense e in quello neo zelandese. Viene solitamente usato da solo o in combinazione con la stevia o con lo zucchero. Il monk fruit, o luo han guo, ha un contenuto dolcificante  pari a 150 volte quello del saccarosio e da secoli viene utilizzato nella medicina tradizionale cinese per curare gli stati infiammatori delle vie respiratorie  come bronchiti, mal di gola, tosse ma anche stitichezza. Nel caso prendesse piede nel mercato  si tratterebbe comunque di dolcificanti di sintesi che poco hanno a che vedere con le proprietà curative del frutto di origine. Potrebbe trovare applicazione in dolcificanti a basso contenuto calorico, destinati a diabetici e obesi.

Il  prodotto ha attirato le attenzioni dell’industria dei dolcificanti, alla continua ricerca di alternative al saccarosio, poiché ricavare le proprietà dolcificanti da questo frutto ha costi più contenuti rispetto ad altre alternative come la stevia. La produzione più forte di questo dolcificante si ha al momento in Nuova Zelanda, dove viene commercializzato sotto il marchio PureLoL’azienda sino-neo zelandese Monk Fruit Corp detiene più del 70% delle provvigioni di monk fruit a livello globale, coltivando i frutti sui territori montagnosi della Cina meridionale.

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