MIPAAF, l’indicazione obbligatoria dell’origine di prodotti lattiero-caseari in Italia. La nuova normativa che introduce una nuova dicitura in etichetta per latte UTH, burro, yogurt, formaggi e latticini ottenuti dal latte animale.

Per una volta l’Italia ha trascinato e non si è fatta trascinare, siamo infatti il primo paese europeo, insieme alla Francia, ad aver introdotto la nuova etichetta sull’origine dei prodotti caseari. Dopo le norme europee a tutela del consumo consapevole, anche l’Italia ha voluto apportare il suo contributo e lo ha fatto con un decreto che entrerà in vigore dal 19 aprile 2017.
Questo decreto è stato frutto di un lungo e travagliato percorso. La Coldiretti aveva indetto una raccolta firme, raggiungendo le cifre record di 1 milione, oggi è contenta di affermare che questo decreto “salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni che permettono anche di sostenere la straordinaria biodiversità delle razze bovine allevate a livello nazionale.”
Il testo normativo redatto dal MIPAAF (Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali) si concentra sul consumo consapevole e lo fa attraverso una semplice dicitura che d’ora in avanti dovrà essere presente in etichette di prodotti quali latte UTH, burro, yogurt, formaggi e latticini ottenuti dal latte animale. Rappresentando una svolta, i prodotti prima menzionati dovranno obbligatoriamente presentare in etichetta l’origine della materia prima attraverso le formule:
Paese di mungitura: nome del Paese nel quale è stato munto il latte”;
Paese di condizionamento o trasformazione: nome del Paese in cui il prodotto è stato condizionato o trasformato”. Qualora il latte munto provenisse da uno o più paesi europei, recherà la dicitura “latte di Paesi UE”, nel caso in cui il condizionamento o la trasformazione avvenissero in uno o più paesi europei, la dicitura sarà “latte condizionato o trasformato in Paesi UE”. Il latte si sa, non ha sempre e solo provenienza europea. Infatti quando proverrà da paesi non europei verrà a sua volta scritto in etichetta “Paesi non UE”.

Non rientrano nel nuovo decreto i prodotti DOP e IGP poiché già tutelati dalla tracciatura. I prodotti che sono stati realizzati prima dell’entrata in vigore del decreto potranno essere messi in commercio fino ad esaurimento scorte.
Questo semplice decreto molto probabilmente cambierà profondamente la consapevolezza del consumatore, il quale avendo il pieno diritto di sapere da dove proviene l’alimento, verrà a conoscenza di un fattore non poco trascurabile come quello della provenienza. Si lascia così al consumatore la possibilità di indirizzarele proprie scelte. Magari scoprirà che la sua mozzarella preferita, quella che era solito trovare allo scaffale del suo supermercato, non contiene latte made in Italy ma latte “non UE” ed abbandonerà quella marca che aveva tanto amato. Chissà quanti di noi saranno soggiogati dai marchi il cui packaging induce a pensare che il prodotto in questione sia Italiano quando invece nel nostro paese avviene solo il confezionamento. Sarà demoralizzante?
Ecco, la norma tende a fare luce su questo. Allo stesso tempo però, sottolinea Roberto Tascini (presidente di ADOC) “si rischia di discriminare eccessivamente i produttori italiani che non utilizzano esclusivamente latte italiano per i propri prodotti, che saranno obbligati ad indicare che il latte utilizzato è di provenienza estera, rischiando di essere penalizzati, mentre i produttori esteri non saranno sottoposti allo stesso obbligo”. La ADOC aggiunge che per attenuare questa discriminazione abbastanza vistosa si potrebbero inserire in etichetta la bandiera del Paese di origine. Forse vogliono far leva sulla famosissima ignoranza in geografia che colpisce molti italiani…?

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