Nel Sikkim, regione a nord dell'india, il governo locale ha imposto un'agricoltura libera dalla chimica, in netto contrasto con la cosiddetta "green revolution" che ha trasformato in poco tempo il volto dell'agricoltura di questo paese

in collaborazione con – EchiS Incroci di Suoni 

C’è un intero stato che in India sta sperimentando da oltre dieci anni un programma all’avanguardia per limitare l’uso di pesticidi e prodotti chimici in agricoltura. Questo stato si chiama Sikkim e nel 2016 ha bandito i pesticidi dal suo territorio.

Il Sikkim è situato a nord dell’India, nella zona dell’Himalaya, e ha avviato sin dal 2003 un programma per il rafforzamento dell’agricoltura organica coinvolgendo oltre 66 mila contadini. Nel 2016, a 13 anni di distanza, dopo aver adottato una serie di misure graduali, il governo locale ha sancito il divieto nell’utilizzo di pesticidi chimici, inserendo un apposito reato nel codice penale e prevedendo una multa di 100 rupie e una condanna che può arrivare a 3 mesi di carcere per i trasgressori. Misure drastiche volute dal capo del governo locale Pawan Kumar Chamling per imporre il suo programma di un’agricoltura libera dalla chimica.

La missione non è da poco. L’India, come ricorda il quotidiano britannico Guardian è uno dei paesi dove è stata sperimentata con maggiore veemenza la cosiddetta Green Revolution, la rivoluzione verde che a partire dagli anni ‘70 ha puntato a trasformare nel giro di pochi decenni il volto dell’agricoltura dei paesi in via di sviluppo. Modernizzazione, uso massiccio di prodotti chimici e delle sementi da laboratorio, meccanicizzazione, diminuzione delle persone impiegate in agricoltura….la ricetta della rivoluzione verde è stata applicata anche dal governo di Nuova Delhi e ha portato, secondo il Guardian, un incremento formidabile degli ettari coltivati, della qualità del raccolto, della prosperità dei contadini, specialmente nel Punjab e nell’Haryana, altri due stati del nord dell’India.

Le cose non sarebbero così nel Sikkim, dove, al contrario, la politica di un ritorno ad un’agricoltura tradizionale e meno dipendente dai prodotti industriali è stata voluta proprio per combattere la povertà e le carenze dal punto di vista alimentare.
“Il governo” racconta un agricoltore locale intervistato dal Guardian, “ha lavorato molto sulla formazione e sull’educazione”. Il ritorno all’adozione di tecniche e pratiche organiche non è del resto una cosa semplice. “Nei primi anni è stato un disastro” spiega “Ho buttato l’intero raccolto e tutti quanti al villaggio eravamo davvero preoccupati. Ma nel lungo periodo ci hanno spiegato che l’organico va molto meglio per noi e per i terreni”.
Secondo Navin Ramankutty, professore che insegna sicurezza alimentare alla British Columbia University, in Canada, “quando un agricoltore passa all’organico dopo anni di convenzionale è normale trovarsi di fronte alle difficoltà. Per anni il terreno è stato abituato ad assorbire prodotti sintetici e ha perso la sua naturale fertilità”.
Ci vogliono diversi anni perché i terreni recuperino e la transizione abbia successo, spiega Ramankutty, sottolineando l’importanza di sostenere gli agricoltori in questa fase così delicata in cui è possibile perdere i raccolti o parte di questi

Ma anche una volta superata la transizione, il problema potrebbero essere gli acquirenti. Nel Sikkar oggi il vero punto debole della politica organica sono i consumatori. Secondo il Guardian infatti le famiglie locali sono poco inclini a comprare i prodotti organici per un motivo molto semplice: costano di più.
Ci vorrebbero molti anni per ottenere un cambiamento di mentalità, scrive il Guardian, e incalza mettendo in dubbio l’efficacia di una tale politica su larga scala, specialmente per un paese come l’India, dove la metà della popolazione (e parliamo di circa 600 milioni di persone) vive di agricoltura e almeno il 15 per cento è considerato a rischio a causa di un regime nutritivo non sufficiente.

Dalla Washington State University risponde un altro professore, John Reganakd che si occupa di scienza dei suoli e agroecologia. “L’agricoltura organica” spiega “ha un immenso potenziale e un importantissimo ruolo da giocare nella sicurezza alimentare globale perché può garantire lavoro, dare benefici all’ambiente e rafforzare i legami tra produttori e consumatori”.
“È fondamentale però capire che non esiste un solo sistema buono in grado di risolvere i problemi dell’alimentazione nel mondo. Al contrario la soluzione può arrivare solo da una saggia interazione tra sistemi diversi: agricoltura organica, agrosilvicoltura, fattorie integrate.

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