In seguito alle pressioni dell'industria alimentare la Commissione Europea sembra aver rinunciato a fissare dei limiti legali per l'acrilammide, una sostanza chimica presente negli alimenti che viene associata all'insorgere di tumori. Così afferma il quotidiano britannico The Guardian.

Secondo alcune associazioni di consumatori i documenti trapelati evidenziano come la Commissione abbia rinunciato alla proposta di legge sull’acrilammide a causa di un”indebito condizionamento” da parte dell’industria alimentare sull’iter legislativo comunitario in quello che viene definito uno “scandalo indelebile”, anche se la questione è complessa.

L’acrilammide è una sostanza pericolosa che si rinviene in alimenti ricchi di amido che sono stati fritti, cotti arrosto o al forno a temperature superiori a 248°C. Cibi come patatine, cereali per la colazione e il caffè solubile contengono alti livelli di questa sostanza, così come gli alimenti per bambini, i biscotti e le fette biscottate.

Gli scienziati stanno ancora cercando di quantificare i rischi che ne derivano per la salute, ma in ogni caso l’acrilammide è stata giudicata una “sostanza estremamente pericolosa” dalla US Environmental Protection Agency.

Nel 2015 l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha dichiarato che l’acrilammide “aumenta potenzialmente il rischio di sviluppare il cancro nei consumatori di tutte le età” e in misura precauzionale ha raccomandato che l’assunzione di tale sostanza deve essere limitata al massimo, dato che non è stato ancora possibile stabilire una soglia sicura. “Dal momento che un qualsiasi livello di esposizione ad una sostanza genotossica potrebbe potenzialmente danneggiare il DNA e causare il cancro, gli scienziati dell’EFSA hanno concluso che non possono stabilire una dose giornaliera tollerabile di acrilammide negli alimenti“, ha affermato l’agenzia.

I livelli di acrilammide potrebbero essere ridotti utilizzando ingredienti e additivi diversi, modificando i metodi di conservazione e la temperatura alla quale il cibo viene cotto. Ma ciò potrebbe avere delle ripercussioni sulla produzione industriale – aumentandone i costi – oltreché modificare il sapore dei prodotti.

Finora la legislazione europea in materia di acrilammide si era limitata a codici volontari di condotta, ma per il 2016 era previsto un regolamento comunitario per trasformare tali codici in un quadro normativo più consolidato e in grado di offrire maggiori garanzie per la salute pubblica. Una bozza di legge presentata a giugno sembrava andare in questa direzione: in pratica  alle industrie alimentari veniva richiesto di “fornire prova del controllo periodico sui loro prodotti al fine di garantire che l’applicazione del codice di condotta fosse efficace nel mantenere i livelli di acrilammide bassi quanto ragionevolmente ottenibile, e almeno inferiori ai livelli indicativi di cui all’allegato 3“. L’allegato in questione fissava parametri di riferimento per i livelli di acrilammide in una serie di alimenti, tra cui: patatine, cracker, pane morbido, cereali da colazione, biscotti, wafer, pan di zenzero, caffè, biscotti e alimenti per bambini.

Ma il documento è stato condiviso con un’associazione di industrie del settore, la Food Drink Europe, la quale si è immediatamente lamentata con la Commissione  (in una lettera che il Guardian ha avuto modo di visionare) affermando che “l’espressione ‘almeno al di sotto del valore indicativo’ poteva essere interpretata nel senso di limite massimo“.

Nel giro di pochi giorni la frase incriminata che aveva sollevato le proteste del settore industriale è stata rimossa dalla bozza di legge.

Martin Pigeon, portavoce della Corporate Europe Observatory, afferma che i documenti trapelati mostrano inequivocabilmente come le buone intenzioni della Commissione europea siano state “annichilite” dalle pressioni delle industrie.

“Siamo di fronte ad un altro caso di regolamento senza alcun senso che si ha quando viene permesso alle industrie di interferire con l’iter legislativo”, ha affermato la Pigeon. “La pratica endemica della Commissione europea di condividere segretamente progetti di testi normativi con importanti gruppi industriali della lobby, mesi prima che vengano resi pubblici, è uno scandalo che deve essere fermato“.

Nusa Urbancic, direttore della campagna ChangingMarkets.org ha detto: “i documenti trapelati mostrano come l’industria stia avendo un’influenza indebita sul processo e il contenuto di questa proposta di legge. La richiesta di valori indicativi per i diversi gruppi di alimenti evidentemente non ha funzionato finora, dato che secondo i dati EFSA i livelli di acrilammide negli alimenti sono più alti che mai: è necessario imporre dei limiti massimi stringenti per proteggere la salute dei consumatori.

La Commissione europea nelle ultime settimane ha aggiornato la proposta di legge sull’acrilammide, includendovi almeno l’obbligo di revisione triennale dei codici di condotta volontari. Alcune fonti della Commissione dicono che nella bozza finale del regolamento verranno prese misure ancora più stringenti, se l’industria alimentare non prende il problema acrilammide più seriamente.

Ma perché ciò avvenga – secondo Camille Perrin, senior food policy officer dell’Organizzazione Europea dei Consumatori BEUC – sarà necessaria una valutazione dell’impatto. Perrin sostiene che la proposta originale sia stata male interpretata.”Da un punto di vista legale, la terminologia può non costituire una grossa differenza finché questi valori non sono considerati  veri e propri limiti legali Anche se vorremmo ottenere dei limiti vincolanti, non sono sicura che cio che è stato proposto sia sufficiente per ottenere dei valori legali.”

Piu di 150 mila persone hanno già firmato una petizione chiedendo all’UE di fissare dei limiti vincolanti sull’acrilammide. Allo stesso scopo è stata avviata anche una campagna social.

fonti

https://www.theguardian.com/environment/2016/oct/26/eu-drops-law-to-limit-cancer-linked-chemical-acrylamide-food-after-industry-complaint

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