In questi ultimi tempi il termine "sostenibile" è entrato nell'uso comune, fino a diventare quasi abusato. Soprattutto se si parla di cibo. Ma cosa si intende esattamente per "cibo sostenibile"?

La maggior parte di noi è concorde nel dire che “sostenibile” è un concetto positivo ma pare che sia anche un concetto molto vago e il cui significato cambi a seconda di chi sta parlando.

Il concetto di sviluppo sostenibile appare per la prima volta nel 1987 nel rapporto Brundtland, un documento rilasciato dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo che definisce lo sviluppo sostenibileuno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

In questo senso agricoltura sostenibile indica a grandi linee un sistema integrato di produzione di piante e animali con un’applicazione locale, che sia in gradi di soddisfare il bisogno umano migliorando nello stesso tempo la qualità delle risorse naturali sulle quali l’economia dell’agricoltura stessa dipende. Che faccia dunque un uso il più efficiente possibile di risorse (rinnovabili  e auto prodotte), che sostenga infine la qualità della vita degli agricoltori e la società in cui essi sono inseriti.

Come consumatori giochiamo un ruolo fondamentale nel determinare la salubrità dell’ambiente che abitiamo e quello in cui i nostri figli dovranno vivere dopo di noi. È importante che le persone siano consapevoli della provenienza del cibo che consumano, del come venga coltivato/allevato, lavorato e distribuito. In questo senso un consumatore sostenibile può fare delle scelte che  supportino l’agricoltura sostenibile, intesa come insieme di pratiche responsabili nei confronti dell’ambiente e delle persone.

Un’economia locale basata su aziende a conduzione familiare è la base da cui partire per una vera alimentazione sostenibile. Si tratta di lavoratori che hanno una connessione personale con la terra che lavorano e con il cibo che producono. Persone, prima di tutto,  che preparano il cibo che per primi vogliono usare tecnologie naturali  per fare in modo che la terra rimanga sana e produttiva e che lo sia anche per le generazioni dopo di loro.

Il business delle grandi corporazioni gestisce invece grandi complessi produttivi (non possiamo più chiamarli fattorie) basandosi su modelli aziendali che hanno come obiettivo principale quello di ridurre i costi di produzione. I pesticidi velenosi e i fertilizzanti chimici vengono usati in abbondanza per massimizzare la resa. Gli ormoni della crescita e gli antibiotici che vengono somministrati agli animali sebbene non siano sani per la nostra dieta. La raccolta avviene anticipatamente con l’obiettivo di aumentare la shelflife del prodotto. I giganti dell’agribusiness vedono negli organismi geneticamente modificati un mezzo per raggiungere maggiori profitti.

La maggior parte delle famiglie di agricoltori e di piccoli produttori invece  preferisce evitare pesticidi velenosi e altri componenti chimici perché le loro famiglie vivono a diretto contatto con la terra in cui lavorano.

Se dunque partiamo dal presupposto che il cibo è essenziale per la nostra vita dobbiamo anche capire che esso forma una parte importante della nostra identità culturale e gioca un ruolo fondamentale nell’economia. Le persone sono consapevoli che il cibo che mangiano è un fattore che influenza direttamente la loro salute, quello che è meno risaputo è l’impatto che la produzione e il consumo di cibo hanno sulle risorse del pianeta.

Un sempre maggior numero di studi in questo senso sta mettendo in dubbio la sostenibilità a lungo termine degli attuali metodi di produzione e di consumo. La maggior parte dei sistemi di produzione attuali compromettono la capacità del pianeta di produrre cibo in futuro e questo va contro la definizione stessa di sostenibilità.

A livello globale in molte regioni, inclusa l’Europa, la produzione di cibo eccede i limiti ambientali. La dieta media occidentale ricca di carne, grassi e zuccheri è un rischio per la salute individuale, per il sistema sociale e per l’ambiente.

Attualmente il sistema della produzione di cibo è molto complesso ed è condotto da numerosi fattori di tipo economico, culturale e ambientali. Conoscere meglio questi fattori e come essi interagiscono è fondamentale per contrastare queste tendenze.

La popolazione globale in continuo aumento: raggiungerà presto gli 8 miliardi entro il 2030 e più di 9 miliardi entro il 2050, con una classe media in crescita in crescita ancora maggiore, che avrà una richiesta di dieta che comporterà l’utilizzo di ancor più risorse. Nello stesso tempo, una parte significativa della popolazione mondiale (800 milioni di persone) soffre di malnutrizione.

I prezzi del cibo: i prezzi del cibo sono aumentati fino a toccare livelli record. La FAO ha classificato questo momento storico come “una nuova era dell’innalzamento dei prezzi e un aumento della fame” e fa notare come a fronte di un’aumento di produzione  la terra coltivabile stia diventando il bene più ricercato e l’acqua potabile stiano diventando i beni più contesi.

Un cambiamento di dieta: i decenni passati hanno visto una tendenza verso diete meno sostenibili e meno salutari, con cittadini occidentali che “consumano troppa energia troppe calorie e troppi grassi e zuccheri”

Spreco di cibo: è stato stimato che tra un terzo e metà di tutto il cibo prodotto a livello globale viene sprecato o perduto (parliamo di circa 2 miliardi di tonnellate). Nella sola Europa si stima che questo spreco aumenterà fino a toccare i 126 miliardi di tonnellate all’anno entro il 2020, a meno che non si intraprenda un’azione per contrastare questa tendenza.

Cambiamenti nella filiera produttiva: negli ultimi anni il sistema di produzione del cibo è cambiato da un metodo prevalentemente dominato dall’offerta ad un sistema guidato dalla richiesta. Il nostro modello agroalimentare si basa sul fornire cibo al minor prezzo possibile. Abbiamo anche assistito a un cambiamento di potere che si è concentrato maggiormente nel settore della distribuzione, mentre i produttori sono passati ad avere un ruolo subordinato nell’economia.

Riserve marine: le riserve di pesce di rilevanza commerciale si stanno depauperando, la richiesta attuale di pesce eccede i limiti biologici di rinnovamento.

Acqua: più di 1,4 miliardi di persone vive in zone in cui l’acqua non riesce a far fronte alle necessità civili né a quelle della produzione agricola.

Perdita della biodiversità: i trend globali di estinzione sono stimati tra le 3000 e le 10.000 volte superiori rispetto ai ritmi naturali.

Conoscere questi fattori è fondamentale, come è fondamentale applicare delle politiche comuni per contrastare questi tendenze. Politiche che implichino una maggiore conoscenza sull’impatto del cibo sull’ambiente, che stimolino la produzione di cibo sostenibile; che promuovano il consumo di cibo sostenibile; che riducano gli sprechi. In attesa che ciò avvenga i consumatori devono acquisire consapevolezza del ruolo decisivo che hanno in questo sistema e agire nelle scelte (anche la non-scelta è una scelta) di tutti i giorni.

 

 

 

 

 

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