bibite

Ricordando che si deve trattare di un consumo sporadico e non quotidiano, vi introduciamo la nostra classifica delle bibite analcoliche.

La classifica di QS valuta i prodotti sulla base della sostenibilità, e per sostenibilità intendiamo non solo la sostenibilità ambientale, ma anche quella sociale e l’impatto del prodotto sulla salute. 

MERCATO

Il mercato delle bibite analcoliche è in flessione a livello globale e anche nel nostro paese ha registrato un calo, accentuatosi nel 2016. Tra le cause, un clima poco favorevole e la crisi economica che si è fatta sentire maggiormente per tutti quei prodotti non considerati indispensabili. Ma ha influito anche una maggiore consapevolezza del consumatore riguardo agli aspetti salutisti dei prodotti. Complessivamente il consumo di bibite nel nostro paese è stato stimato sui 3,740 milioni di litri per un giro da fare di 2,2 miliardi di euro.

I principali attori nel mercato italiano sono nell’ordine Coca-cola, San Benedetto (brand leader nel settore del te freddo con il 28,9% di mercato), San pellegrino, e Pepsi.

Un terzo dei volumi di vendita viene consumato fuori casa, mentre i restanti due terzi sono per uso domestico.

SALUTE

La categoria dei soft drink, o bibite analcoliche, non è da considerarsi indispensabile per il nostro fabbisogno alimentare a causa dell’alto contenuto di zuccheri. Anche laddove ci trovassimo di fronte a bibite con un basso apporto calorico, la presenza di dolcificanti di sintesi non rendono tali prodotti preferibili a delle spremute di frutta fatte in casa o a della semplice acqua.

Ormai è risaputo che un elevato consumo di zuccheri facilita l’insorgenza di disturbi quali diabete e malattie cardiovascolari. I prodotti  che riportano la dicitura “senza zuccheri aggiunti” contengono inoltre additivi, oppure saccarosio, fruttosio o glucosio. Inoltre se consumato fin dalla giovane età lo zucchero mette sotto pressione il pancreas e può aumentare la possibilità che insorgano tumori in futuro. In questo senso c’è stato un impegno in tempi recenti da parte delle aziende delle bibite per ridurre l’apporto di zuccheri all’interno dei prodotti.

Dalla nostra classifica (che vi ricordiamo essere in continuo aggiornamento) vediamo come NESSUNO DEI PRODOTTI PRESI IN CONSIDERAZIONE RAGGIUNGA LA SUFFICIENZA DAL PUNTO DI VISTA DELLA SALUTE

AMBIENTE

Anche da un punto di vista ambientale le bibite non sono una scelta ottimale. Il packaging in vetro che un tempo rappresentava quasi totalità, ad oggi si attesta sulle 8% dei volumi totali. Il materiale dominante è quella della bottiglia in PET. 

SOCIETÁ

la filiera controversa delle arance

Il prezzo  della frutta utilizzata nei succhi è sceso in modo incontrollato negli ultimi anni, in particolare quello delle arance, non è sufficiente da  permettere ai piccoli  coltivatori la copertura dei costi di produzione.

Come dichiarato nel rapporto sul sito “filiera sporca” nel nostro paese meno del 10% delle arance viene immesso direttamente nel mercato. Per la maggior parte le arance vengono raccolte e commercializzate per l’industria di trasformazione che rifornisce le multinazionali dei succhi e della bevande.

Il mercato del succo di arancia in Italia è di fatto gestito da tre grandi protagonisti: Nestlé, Coca-Cola e San Benedetto.

Coca-cola in particolare si approvvigiona esclusivamente da fornitori nazionali localizzati al sud che coprono l’intero fabbisogno dell’azienda nel nostro paese. La presenza di questi attori forti nel mercato determina il prezzo della materia prima. Per contro le aziende non si mostrano sufficientemente disponibili a rendere in modo trasparente i passaggi della filiera

 

 

FONTI

Rapporto bevitalia 2017-2018 

www.meltingpot.org/IMG/pdf/filierasporca_2016.pdf

fondazioneveronesi.it

http://www.repubblica.it/salute/alimentazione/2010/02/08/news/soft_drink_un_rischio_per_i_ragazzi_lo_zucchero_stressa_il_pancreas-5584584/

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