Nell'introdurvi la classifica del miele, elaborata tra i prodotti segnalatici dai nostri utenti, vi presentiamo caratteristiche e peculiarità di un prodotto dolcificante considerato tra i più sani perché ricco di proprietà nutritive Ecco come deve essere il miele per essere considerato un prodotto sostenibile.

Legislazione ed etichettatura

La produzione e la commercializzazione del miele è regolamentata dal Decreto Legislativo n.179 del 21 maggio 2004: “Attuazione della direttiva 2001/110/CE ”.
Oltre alle informazioni già obbligatorie per altre categorie merceologiche (denominazione di vendita, peso, produttore o confezionatore, e scadenza), in etichetta devono essere indicati per legge il paese di provenienza e la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento, se differente dal nominativo del produttore già posto in etichetta.

Provenienza del miele

Avere a disposizione tali informazioni ci permette di constatare come la maggior parte del miele che troviamo sugli scaffali dei supermercati sia di provenienza estera, per lo più est Europa e Sud America. Se prendiamo in analisi i prodotti attualmente nella nostra classifica, (segnalatici dagli utenti), notiamo come il miele provenga da Ungheria, Bulgaria, Ucraina, Moldavia e Messico. I dati Coldiretti evidenziano un incremento delle importazioni del 16% nell’ultimo anno (del 20%l’anno precedente), prevalentemente da Cina, Ungheria e Romania. Questo incremento si deve anche ad un crollo considerevole (del 70%) della produzione nazionale. 

Il mercato del miele italiano

I dati FAO ci dicono che a livello globale,  81 milioni di alveari producono 1,6 milioni di tonnellate di miele, circa un terzo dei quali è commerciato oltre i confini nazionali. Mentre a livello globale il numero degli alveari è cresciuto negli ultimi 50 anni, è invece calato in molti paesi europei e nordamericani. È questo il caso del nostro paese, la cui produzione di miele, che si era attestata sulle 1300 tonnellate di miele ogni anno, ha subito nell’ultimo periodo un calo drammatico (circa il 70 % nel 2016) dovuto in primis a pesticidi e maltempo che ha compromesso le fioriture e cambiamenti climatici. Ne hanno risentito due produzioni determinanti, miele di acacia al nord e di agrumi al sud. Ma anche la produzione di millefiori è stata scarsa.

Di conseguenza si è assistito ad un innalzamento del prezzo che è passato (per il miele di acacia ad esempio) dai 2,90 €/kg del 2007 agli 8,33 €/kg del 2016, un incremento di oltre il 250%. Ecco spiegato l’approvvigionarsi di miele straniero da parte di molte aziende nostrane.

Cosa vuol dire miele biologico?

La normativa di riferimento in tema di miele biologico è il Regolamento N. 834/2007  che disciplina la produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici, in cui viene specificato quanto segue:

  • gli apiari devono essere ubicati in aree costituite essenzialmente da coltivazioni biologiche, di flora spontanea,  o colture trattate con metodi a basso impatto ambientale e sufficientemente lontani da fonti potenzialmente contaminanti.
  • le arnie devono essere costituite in materiali naturali
  • è vietata la distruzione delle api nei favi come metodo associato alla raccolta
  • è vietato l’uso di repellent chimici di sintesi
  • è ammessa la compresenza di produzioni biologiche e non biologiche all’interno della stessa azienda
  • vanno privilegiate le razze autoctone secondo la loro naturale distribuzione geografica
  • sono vietate mutilazioni quali la spuntatura delle ali delle api regine
  • alla fine della stagione produttiva negli alveari devono essere lasciate scorte di miele e polline sufficienti per superare il periodo invernale
  • l’alimentazione delle api con miele, zucchero o sciroppo di zucchero biologici sono ammesse solo in caso di condizioni metereologiche avverse

La normativa inoltre regolamenta i metodi di profilassi e trattamenti nei casi di infestazione da Varroa destructor, un acaro che depone le uova nelle celle delle api e che rappresenta il principale nemico dell’apicoltura.  Il metodo biologico prevede in questo caso trattamenti con oli essenziali o acidi organici.

OGM

L’approvazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legislativo di attuazione della direttiva europea 2014/63 (avvenuta nell’ottobre 2015 con oltre tre mesi di ritardo) ha però “trasformato” il polline, prima considerato “ingrediente”, in “componente naturale”. Da ciò deriva che la presenza di polline OGM  – stando all’attuale regolamentazione – dovrà essere segnalata in etichetta soltanto se superiore allo 0,9%. Tenendo presente che, in linea di massima, la presenza del polline nel miele si aggira attorno allo 0,5%, la Coldiretti ha fortemente criticato la scelta, sottolineando il rischio che qualche produttore possa deliberatamente produrre miele transgenico.

Va considerato il fatto che in Cina, da cui proviene la maggior parte del miele importato, è consentita la produzione di polline OGM. I prodotti di importazione che finiscono sulle nostre tavole hanno dunque buone probabilità di provenire da organismi geneticamente modificati

Per ovviare a questo problema è bene rifornirsi di prodotti di origine italiana che non contengano miscele.

La lavorazione industriale

Se pensiamo al miele, pensiamo ad un liquido denso ed omogeneo. Nella realtà il miele naturale tende a cristallizzare nel giro di qualche giorno od alcuni mesi. Ma per andare incontro alle aspettative dei consumatori la grande industria ha adottato metodi atti a mantenere il prodotto liquido a lungo, come ad esempio la pastorizzazione.
La pastorizzazione prevede il riscaldamento del prodotto a temperature e levate (75°C circa) per alcuni secondi. Questa operazione, volta solamente a migliorare il prodotto da un punto di vista estetico, ha per controindicazione una sostanziale perdita di enzimi e vitamine.

Il miele è uno dei prodotti che meno richiedono passaggi e lavorazioni. Per ottenere un prodotto di qualità l’unico passaggio che serve è il filtraggio.

Proprietà salutari e controindicazioni del miele

Tra tutti i dolcificanti in commercio il miele è considerato uno dei meno dannosi. Pur avendo un indice glicemico piuttosto alto, se di buona qualità, è ricco di enzimi, antiossidanti, vitamine e minerali. Ha un potere calorico lievemente inferiore dello zucchero, ma che resta comunque alto, soprattutto per i soggetti diabetici. L’uso che se ne deve fare deve essere comunque moderato, come con qualsiasi altro dolcificante.

LA CLASSIFICA QS DEL MIELE

I prodotti che ci avete segnalato appartengono quasi esclusivamente alla grande distribuzione. Tra questi, solo pochi prodotti sono da agricoltura biologica e provengono da produzioni italiane.

Quale miele è meglio scegliere?

Concludendo, quali sono i prodotti da prediligere?

Un prodotto sostenibile e sano è quello di produzione artigianale, di origine italiana, biologico, proveniente da piccoli produttori locali, confezionato in vasi di vetro. Nel caso in cui scegliessimo di acquistare miele dall’estero, assicuriamoci che non provenga da OGM e che venga dal commercio equo. Evitiamo di acquistare prodotti in confezioni di plastica, compriamo miele in barattolo di vetro, possibilmente in grosse quantità. Evitiamo le confezioni monouso, il miele è un prodotto che si conserva naturalmente e per lunghi periodi.

Fonti

 

http://www.corriere.it/ambiente/12_ottobre_25/fumagalli-miele-nettare-degli-dei_12200fc6-1c75-11e2-b6da-b1ba2a76be41.shtml

http://www.apicoltura2000.it/news/view.asp?id=34

http://www.repubblica.it/ambiente/2016/09/09/news/la_crisi_del_miele_2016_anno_nero_per_le_api-147443653/

http://www.informamiele.it/images/report/Valore_della_Terra_primevalutazioni2016.pdf

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