Da sottoprodotto privo di valore a combustibile per l'illuminazione domestica, diserbante e grasso alimentare. Negli ultimi due secoli l'olio di cotone ha conosciuto brevi momenti di popolarità intervallati da lunghi periodi di oblio.

Tra il 1600 e i primi anni del 1800 la produzione di cotone aumentò considerevolmente e con essa la quantità di semi di cotone, i quali venivano considerati un sottoprodotto privo di valore. Una parte veniva utilizzata per la semina, come fertilizzante o come cibo per animali, ma la gran parte veniva lasciata marcire o la si sversava illegalmente nei fiumi.

Negli anni successivi alla rivoluzione industriale, con il rapido aumento della popolazione che seguì, gli oli e i grassi – che abitualmente venivano utilizzati per cucinare e per l’illuminazione domestica – iniziarono a scarseggiare.

Fu allora che alcuni imprenditori, volendo approfittare di questo crescente aumento di domanda, ebbero l’idea di ricavare olio dai semi di cotone approfittando dell’abbondanza di materia prima. I primi tentativi furono però fallimentari – dato che risultava difficile separare il guscio dei semi dalla polpa – e si dovette aspettare il 1857 per poter avviare una vera e propria produzione industriale. In quell’anno infatti William Fee inventò un macchinario in grado di decorticare interamente il seme: si diede così il via alla produzione di olio di cotone per l’illuminazione, che rimpiazzò l’ormai costosissimo olio di balena. La produzione durò però due anni appena, soppiantata  dall’avvento del petrolio.

L’olio di cotone iniziò allora ad essere usato illegalmente per fortificare i grassi animali: i produttori di carne iniziarono infatti ad aggiungere olio di cotone ai grassi, pratica che venne scoperta nel 1884.  In seguito una legge sancì che i prodotti a cui veniva aggiunto olio di cotone dovevano dichiararlo in etichetta.

L’olio di cotone veniva spesso miscelato (sempre illegamentel) anche all’olio d’oliva. Scoperta anche questa pratica, diversi paesi tra cui l’Italia imposero dei dazi all’olio di provenienza USA fino a bandirlo completamente nel 1883. Questi provvedimenti misero ulteriormente in ginocchio la produzione ed esportazione di olio di cotone causando un altro periodo di sovra produzione che ne diminuì il valore.

criscoFu il valore ridotto dei semi di cotone a spingere la neonata Procter&Gamble ad utilizzare il suo olio nella produzione di sapone e candele per minimizzare i costi, sostituendolo ai più costosi grassi di origine animale. Con l’avvento dell’elettricità il mercato delle candele subì una battuta d’arresto e Procter&Gamble decise di utilizzare l’olio di cotone in campo alimentare: tramite una tecnologia brevettata riuscirono ad idrogenarlo, sviluppando così una sostanza molto simile al lardo

Nel 1911 Procter & Gamble lanciò un’aggressiva campagna pubblicitaria per promuovere il nuovo prodotto a base di olio di cotone, chiamato Crisco.

Le pubblicità sui giornali promuovevano questo nuovo prodotto “più digeribile e più sano dei grassi animali” e più economico del burro. Vennero distribuiti anche ricettari che spiegavano come meglio utilizzare Crisco. Furono mandati in onda programmi radiofonici di cucina sponsorizzati e nei successivi trent’anni l’olio di cotone divenne uno dei grassi più utilizzati negli USA per fritture e condimenti. Ma con l’avvento del secondo conflitto mondiale venne rimpiazzato dall’ancora più economico olio di soia che divenne, assieme a quello di mais, il più utilizzato. La produzione di olio di cotone inizio così un nuovo lento declino, fino a quando, negli anni 2000, diversi esperti nutrizionisti e agenzie per la salute pubblica lo fecero tornare in auge, in quanto privo di grassi trans. Questa riabilitazione provocò una ripresa nella produzione di olio di cotone, che venne raccomandato da diversi esperti nutrizionisti e agenzie per la salute pubblica, in qualità di olio salutare. Oggi Crisco, così come altri prodotti simili hanno riformulato l’ingrediente diminuendo o eliminando del tutto la presenza di acidi grassi trans.

 fonti

http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/047167849X.bio022/full

olio_di_cotone_quotidiano_sostenibile
VAI ALLA SCHEDA DELL’OLIO DI COTONE

 

commenti (0 )

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>