La fine del regime delle quote latte rappresenta una minaccia per molti allevatori che potrebbero trovarsi a fronteggiare la concorrenza estera a basso costo.

di Riccardo Allegro

La sfida davanti alla quale si trova oggi lItalia, anche se di Europa bisognerebbe parlare (parliamone), riguarda dunque la ricostruzione passo passo di una filiera ancora troppo lunga o non sufficientemente controllata. Novità importantissima riguarda la cessazione dell’utilizzo di uno strumento introdotto nel nostro paese più di 30 anni fa: le famose quote latte.

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La filiera del latte (1)

Poiché ai produttori di latte vaccino europei era stato garantito un prezzo per il loro latte di gran lunga superiore rispetto a quello dei mercati mondiali, essi, pur in assenza di domanda, continuavano la produzione, aumentandone pure la portata: ciò ha inevitabilmente portato ad una sovrapproduzione, che gli stati hanno cercato di contenere attraverso lintroduzione delle quote latte.
Tale sistema fissava dei tetti massimi alla produzione annuale dei singoli Paesi basato sulle quantità commercializzate in un determinato periodo di riferimento, multando, di fatto, i produttori che non ne rispettavano i limiti imposti. Da molti contestate per diversi motivi, le quote latte sarebbero dovute rimanere vigenti per un periodo non superiore a cinque anni: tuttavia, di proroga in proroga, lultima data di scadenza, dopo la quale le quote saranno definitivamente eliminate, dovrebbe essere quella decisa nel quadro della riforma della Pac (spiegare cos’è Pac) del 2003 e riconfermata nel 2008, cioè il 2015.

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La filiera del latte (2)

Il problema, in questo senso, è sollevato però dagli allevatori stessi, impauriti dal più che probabile meccanismo del  “troppa produzione uguale e giù i prezzi”. La fine del regime delle quote latte (unitamente allormai prossima conclusione dei trattati sul TTIP) rappresenta un pericolo per molti allevatori che, senza limiti imposti, potrebbero trovarsi a fronteggiare la concorrenza estera.

Chiudiamo con qualche numero: l’Italia conta ad oggi 30 mila stalle, contro le 180 mila del 1990, mentre il prezzo praticato dagli allevatori è di 35 centesimi al litro (contro i 38,3 centesimi al litro del 2014 e i 33,9 del 2013). Prezzi  che, pur abbassandosi, non sono sufficienti a fronteggiare una concorrenza europea, dove alcuni paesi vantano prezzi decisamente più bassi (28 centesimi in Polonia e addirittura 19 in Lituania). A farlo notare la stessa Coldiretti, che denuncia pure come tre quarti del latte a lunga conservazione che arriva in Italia sia importato.

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