Nonostante esistano, nel nostro paese, numerosi enti preposti al controllo ufficiale, la filiera del latte rimane esposta a possibili frodi alimentari legate alla produzione, all’etichettatura e alla vendita del latte

Nonostante esistano, nel nostro paese, numerosi enti preposti al controllo ufficiale dellintera filiera del latte, quali ad esempio Ministeri, Aziende Sanitarie Locali, Carabinieri del NAS e ASL, essa rimane tuttavia esposta a possibili frodi alimentari, riguardanti prevalentemente le condizioni di allevamento degli animali e la loro salute, i processi di mungitura e di commercializzazione del latte e, non da ultime, truffe riguardanti gli aspetti economici.

Gli abusi di questo sistema industriale dallevamento ultraintensivo sono stati già messi sotto processo in molti Tribunali del nostro Paese, con il fenomeno delle mucche a terra: il trasporto di decine di migliaia di questi animali a fine carriera verso il macello, in barba al divieto posto a livello europeo e dal nostro codice penale dichiara in proposito  Roberto Bennati, Vicepresidente LAV questo nuovo scandalo di commercio dei farmaci e di doping illecito di questi animali, conferma che si tratta di una filiera assolutamente inaccettabile e dove lillegalità è molto diffusa. Gli effetti su questi animali sono gravissimi, veri e propri maltrattamenti genetici e farmacologici a cui le Istituzioni devono porre fine quanto prima. Bennati si riferisce, in questo caso, al recente scandalo riguardante la somministrazione di particolari farmaci volti ad aumentare la produzione di latte nei bovini. Come si legge nel comunicato stampa diffuso da LAV in data 3 settembre 2015, le indagini del Nas di Cremona e della Procura di Brescia hanno stroncato un vasto traffico di farmaci veterinari illeciti da somministrare a bovini per aumentare la produzione di latte e tratto in arresto un ex agente di commercio che operava nel settore zootecnico.

Quello appena citato è un caso recente ma non isolato: Circa un milione e ottocentomila mucche sono allevate nel nostro Paese in allevamenti altamente intensivi dove lunica logica perseguita è aumentare la produzione oltre i limiti biologici degli animaliha spiegato Bennati, sottolineando la totale assenza di norme nazionali e comunitarie che disciplinino la manipolazione genetica degli animali. Manipolazione genetica che ha portato a gravissime patologie negli animali e ad una significativa riduzione della durata della loro vita. In Italia il numero di allevamenti è diminuito nell’ultimo decennio di quasi 25 mila stalle e cioè del 41,2% (significa due stalle su cinque di quelle in attività), con la conseguenza di un aumento di produzione media di latte per allevamento, passata da 193 a 315 tonnellate per anno. Ciò significa, da una parte un aumento della produzione dei singoli allevamenti, diminuiti in numero  ma cresciuti in dimensione e dallaltra un aumento dei litri di latte richiestiad ogni singolo capo: si punta oggi ad ottenere oltre 50 litri al giorno da un animale che in natura ne produrrebbe meno di 20, con inevitabili conseguenze e ripercussioni sulla salute dellanimale stesso, consumatoin soli 2/3 anni a fronte di una vita che in natura sarebbe stata di circa 30 anni.

La letteratura a riguardo alle frodi connesse alla condizione di salute degli animali impegnati negli allevamenti intensivi è sconfinata: nel comunicato stampa diffuso da LAV nellottobre 2014, lAssociazione esprime “la più viva soddisfazione per la brillante operazione di NAS dei Carabinieri e Procura di Brescia, che ha portato alla luce il diffuso sistema di illegalità negli allevamenti intensivi di mucche da latte, riferendosi allazione che ha portato al sequestro probatorio di 4mila mucche in 16 allevamenti, in seguito alle perquisizioni svolte dai militari dellArma negli allevamenti di Cremona, Mantova, Bergamo, Verona, Brescia, Parma, Piacenza, Rovigo e Ragusa. Questo ennesimo scandalo – continua il comunicato – proviene dalla stessa filiera che pochi anni fa è balzata agli onori della cronaca per il fenomeno delle mucche a terra”, animali sfruttati a tal punto da non poter più neanche sostenere il proprio peso, ma non per questo risparmiate da allevatori e trasportatori senza scrupoli. Lallevamento per la produzione di cibo è orientato alla massima resa possibile e non stupisce che siano stati usati farmaci per aumentare la produzione di latte di mucche ridotte a macchine da spremere.

A prescindere dalle gravissime e numerose problematiche relative allo sfruttamento e al maltrattamento degli animali, le frodi  legate alla produzione, all’etichettatura e alla vendita del latte sono assai numerose e riguardano in particolare: aggiunta di acqua, tenore di grassi diverso da quanto dichiarato in etichetta, trattamenti di risanamento non consentiti, latte fresco ottenuto da latte già pastorizzato, latte ottenuto dalla ricostituzione del latte in polvere, aggiunta di acqua ossigenata per diminuire carica batterica elevata, latte inacidito neutralizzato con aggiunta di alcali (es. soda), latte in polvere (talvolta per uso zootecnico) ricostituito, presenza di colostro o latte mastitico, utilizzo improprio di diciture come naturale, bio, eco, evocanti il metodo di produzione biologico in prodotti invece del tutto convenzionali.

Riccardo Allegro

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