tatawelo

Si può bere ristretto allungato o macchiato ma in ogni caso è solidale il che vuol dire che il 37 per cento del prezzo pagato dal consumatore andrà ai produttori.

in collaborazione con – EchiS Incroci di Suoni 

Tatawelo è un caffè che viene dagli altipiani del Chiapas, in Messico, e che mette l’accento sulla trasmissione delle conoscenze, delle tecniche di coltivazione e dell’amore per la terra da generazione in generazione.
Non a caso il nome Tatawelo è la parola che in lingua tzeltat (siamo nell’antico ceppo di lingue Maya) indica gli antenati, gli avi. Ssit Lequil Lum invece è il nome scelto per la cooperativa di coltivatori e il significato del termine è “il frutto della terra”. Un frutto organico (coltivato senza l’uso di agenti chimici) che serve a produrre una miscela al cento per cento arabica e che punta a combattere le iniquità del commercio internazionale attraverso la qualità.

Prodotto in moltissimi paesi di America Latina, Asia e Africa il caffè è del resto una di quelle materie prime che fanno scuola per la possibilità di generare impatti negativi per le comunità locali. Succubi dell’andamento incerto dei prezzi sul mercato internazionale e raramente dotati delle strutture per la lavorazione del prodotto, i piccoli produttori finiscono per essere facile preda degli intermediari e dei margini di ricavo che vengono imposti lungo la catena della commercializzazione.
In Chiapas, come nel resto del Messico li chiamano coyotes, e sono gli intermediari che vanno di comunità in comunità, di villaggio in villaggio ad acquistare i raccolti di chicchi per poi passarli a loro volta al gradino superiore della catena del commercio. Un meccanismo che è diventato particolarmente perverso in questo stato meridionale del Messico, storicamente noto per lo sfruttamento ma anche per la capacità di risposta e di autorganizzazione delle popolazioni locali.
Queste sono le zone della rivolta dell’EZLN che prende il nome dal rivoluzionario Emiliano Zapata e che è nata nel 1994, nel giorno in cui entrava in vigore il trattato di libero commercio tra Messico Stati Uniti e Canada.

Abbiamo deciso di auto-organizzarci perché gli intermediari prima non ci davano un buon prezzo” racconta davanti alla telecamera uno dei membri della cooperativa, in uno dei video disponibili sul sito di Tatawelo. In Chiapas, spiega, la mancanza di coordinamento tra i singoli contadini non solo ha da sempre portato ad un minor margine di trattativa ma anche all’introduzione indiscriminata di pesticidi e prodotti chimici per aumentare la produttività.
Creata nel 2003 la cooperativa è sostenuta localmente dal Desmi (acronimo che sta per Sviluppo Economico e Sociale dei popoli Messicani Indigeni), una realtà fondata nel 1969 dal vescovo Samuel Ruìz, con l’obiettivo di combattere le cause strutturali della povertà.
Oggi la Ssit Liquil Lum si organizza attraverso un consiglio direttivo, che viene eletto, ed una serie di tecnici che per ogni municipio o comunità fanno da punto di riferimento. La pratica dell’autorganizzazione si manifesta in ogni passaggio della filiera del caffè a cominciare dal certificato di prodotto organico.
A causa dei costi elevati necessari ad ottenere il bollino ufficiale di prodotto organico, ma anche a causa della scarsa fiducia nel metodo di certificazione (“scrivono organico ma usano i pesticidi” dicono quelli della Ssit Liquil Lum), la cooperativa chiapaneca ha optato per l’auto certificazione.
Ma la cosa più importante e che maggiormente viene sottolineata dal Desmi è il lavoro svolto per evitare che le terre si convertissero in monoculture esclusivamente dedicate al caffè.
Come vuole la tradizione, accanto alle piante di caffè si sono continuati a seminare e coltivare le piante tradizionali del sostentamento alimentare a cominciare dai fagioli neri, dal mais e dalla yucca.

Quanto al caffè, una volta che è stato raccolto, selezionato, lavorato, immagazzinato, macinato, spedito, arriva in Italia grazie al sostegno dell’associazione che prende il nome al prodotto: la Tatawelo appunto. Ma anche qui non c’è da aspettarsi un metodo convenzionale d’acquisto. Ci sono infatti gli sconti per chi sostiene il progetto con un pre-finanziamento, o per i gruppi di acquisto; c’è uno schema dettagliato per capire, centesimo per centesimo, dove vanno a finire i soldi delle vendite, c’è una quota per lo sviluppo di progetti in Chiapas; e poi, sfogliando il sito, ci sono tante iniziative e informazioni su dove trovare il prodotto.

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