COME SCEGLIERE UN OLIO D’OLIVA SOSTENIBILE

Un prodotto “sostenibile” per essere definito tale deve essere salutare per l’ambiente, per le persone che lavorano lungo tutta la filiera e per la salute dei consumatori. Se applichiamo questi tre parametri alla scelta dell’olio di oliva ne consegue che la scelta migliore dovrà ricadere su un prodotto

  • il più possibile locale, ovvero le cui materie prime provengano da zone  vicine a chi lo consuma, da filiera controllata 
  • da filiera controllata: da produttori che rendono trasparente i passaggi produttivi e la tracciabilita delle materie prime
  • socialmente giusto, ovvero la cui produzione non implichi alcun tipo di sfruttaemtno dei lavoratori
  • extravergine: quindi ottenuto da olive spremute esclusivamente con mezzi meccanici e senza l’ausilio di solventi per la raffinazione. Inoltre l’olio extra vergine è da preferire in virtù della sua frazione lipidica e una frazione non grassa che contiene una serie di composti (piu di 200) da cui dipendono le caratteristiche organolettiche e nutrizionali.
  • biologico: prodotto senza l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi che danneggiano l’ambiente, la salute di chi consuma il prodotto ma anche di chi lo produce.

Detto questo sappiamo che, e nel caso dell’olio questa discrepanza si nota ancor di più, un prodotto italiano, biologico ha una differenza di prezzo sostanziale, rispetto ad un prodotto importato e da agricoltura tradizionale. Costo che, per un prodotto così largamente utilizzato, può incidere sensibilmente nel budget di una famiglia. Sappiamo anche però che esistono numerosi gruppi di acquisto che si approvvigionano da produttori locali e che, a fronte di prodotti qualitativamente superiori, sono in grado di garantire un prezzo ragionevole.

Anche al supermercato è possibile trovare delle valide proposte, soprattutto per quanto riguarda le private label, di olio biologico di provenienza italiana a costi contenuti.

MERCATO MONDIALE E ITALIANO DELL’OLIO D’OLIVA

Prodotto tradizionalmente mediterraneo, l’olio d’oliva è un ingrediente fondamentale della cucina di paesi come la Grecia (primo al mondo per consumo di olio), la Spagna e l’Italia, che ne sono anche i maggiori produttori. Il nostro paese oltre ad essere il secondo produttore dopo la Spagna, con oltre 300 mila tonnellate annue (circa il 20% della produzione mondiale), è anche il primo per consumo.

Gli attori leader del mercato nazionale sono la spagnola Deoleo (che con i suoi tre brand Bertolli, Carapelli e Sasso si aggiudica il 25% del mercato degli extravergine e poco meno del 40% degli oli d’oliva) seguita da Monini e Farchioni.

L’80% dell’olio venduto in Italia oggi è extra vergine, quello d’oliva (raffinato tramite solventi) è il 18%, mentre quello di sansa (l’ultima spremitura di olive già spremute) rappresenta il 2%. In maggioranza si tratta di prodotti composti da miscele di oli provenienti dall’estero. L’olio nazionale viene prodotto per la maggior parte da Puglia e Calabria.

PROVENIENZA

La maggior parte degli oli delle marche piu diffuse, ma non solo, ormai commercializzano prodotti provenienti dall’estero, principalmente da Grecia, Spagna Turchia e Tunisia. La percentuale di olio italiano sullo scaffale medio di un supermercato si aggira attorno al 20-30%.

 Un olio estero non è necessariamente indice di minore qualità, ma è imprtante che il consumatore sia in grado di riconoscerne la provenienza, mentre molto spesso la maggior parte degli acquirenti dà ancora per assodato che i marchi tradizionalmente italiani (in realta le grandi marche completamente in mani italiane sono solo Monini e Farchioni) commercializzino solo prodotti nazionali

Un’indagine Extract ha evidenziato come la presenza di un nome o di un marchio italiano sulla bottiglia fa sì che il 54% dei consumatori mondiali di olio extra vergine sia convinto di acquistare un prodotto realmente di origine italiana.

Non è così, anche guardando la nostra classifica  (in continuo aggiornamento). La dicitura “miscela di oli provenienti dall’Unione Europea” è presente sulla maggior parte delle confezioni.

Ogni produttore propone anche una linea di olio italiano (in questo caso la provenienza è ben visibile in etichetta e il prezzo sale sensibilmente).

FILIERA E TRASPARENZA

Della grossa distribuzione, tra i prodotti sottopostici finora dagli utenti, l’azienda meno avara di informazioni risulta essere Monini che mette a disposizione sul sito aziendale una serie di informazioni sulla provenienza di parte della produzione e sulle performance ambientali dell’azienda. 

Per la maggior parte dei produttori, oltre alle informazioni obbligatorie per legge, non c’è possibilità di risalire alla provenienza della materia prima.

Al di là dei marchi presenti nella GDO, in Italia ci sono numerose aziende virtuose che producono olio da varietà autoctone (preservando così anche la biodiversità del nostro territorio) che è bene valorizzare e che ci piacerebbe ci venissero segnalate dai nostri utenti così da inserirle in classifica.

 

https://www.researchgate.net/publication/254444281_Lo_scenario_competitivo_degli_oli_extravergine_di_oliva_nel_canale_della_GDO

http://giovanimpresa.coldiretti.it/pubblicazioni/attualita/pub/olio-evo-falso-2-bottiglie-su-3-contengono-prodotto-straniero/

http://www.valtellinanews.it/index.php/articoli/-20161029/

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