Giulia Innocenzi, conosciuta in tv per aver lavorato al fianco di Michele Santoro, ci illustra i metodi discutibili degli allevamenti intensivi, anche nel nostro paese.

Tra le immagini horror descritte da Giulia Innocenzi e molto criticate sul web, possiamo citare i piccoli dei maiali, a cui vengono spezzate le punte dei denti senza anestesia nei primi sette giorni della loro vita per evitare che feriscano i capezzoli della scrofa, oppure i polli che ammassati uno sopra l’altro si beccano vicendevolmente e senza controllo, animali costretti a stare in spazi risicatissimi dove è impossibile il minimo movimento, castrazioni manuali senza anestesia.
Queste e tante altre sono le condizioni disumane che coinvolgono gli animali raccontate nel libro Tritacarne, edito da Rizzoli e scritto da Giulia Innocenzi.
Per un anno la giornalista è andata a visitare molti allevamenti per verificare se anche in Italia vi fossero le condizioni allevamenti intensivi citati dal libro di Safran Foer “Se niente importa”.
Il tanto criticato libro ci mostra tutta la sofferenza che ritroviamo nel piatto e le ragioni per smettere di mangiare la carne, sostiene Scanzi del Fatto Quotidiano.
Pare inoltre che la castrazione manuale a cui vengono sottoposti gli animali sia la soluzione più economica al vaccino già circolante ed utilizzato in Europa per inibire la produzione dell’ormone del verro, che rende la carne sgradevole al gusto. I testicoli poi diverrebbero parte della loro “dieta” con gli allevatori che li butterebbero nel recinto per farli mangiare agli animali, secondo quanto sostiene la Innocenzi.
Le condizioni in cui versano gli animali contribuirebbero a rendere meno sana la carne, così come è possibile che la loro carne contenga medicinali e antibiotici che debellano le malattie e i batteri nell’animale trattato magari in condizioni igieniche non idonee, così da trovarsi anche a ingerire i propri escrementi.
Si dirà che per il benessere degli animali ci vogliono soldi che non ci si può permettere e quindi poco male, tanto si tratta di semplici polli, maiali o conigli, no? Il problema sono le leggi per regolamentare gli allevamenti che sono a maglie molto larghe e quindi quell’animale può finire tranquillamente sulle nostre tavole. La Innocenzi ci invita col suo reportage horror a riflettere bene sull’acquisto della carne, perché non serve essere degli estremisti vegani per rifiutare un sistema che poggia su tali aberrazioni.

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