pesca sostenibile

Cresce la consapevolezza dei consumatori riguardo al continuo impoverimento della fauna marina e in tutta Europa sono sempre di più le guide e i consigli per un consumo più consapevole dei prodotti ittici.

in collaborazione con – EchiS Incroci di Suoni 

Esiste un consumo di pesce sostenibile e dove si può trovare? Si moltiplicano in tutta Europa consigli e raccomandazioni per chi, non volendo rinunciare alla tradizione della buona tavola, è deciso a fare attenzione nel procurarsi i prodotti necessari. Dalla Gran Bretagna al Belgio non c’è paese che non preveda un qualche piatto di pesce a tavola. Eppure è noto: in tutto il mondo le risorse ittiche si stanno assottigliando in modo spaventoso creando uno dei più grandi squilibri ambientali causati dall’uomo. Come calcolare quindi l’impronta ecologica di un di una britannica Fish Pie o di Soupe à la Bouillabaisse, la deliziosa zuppa marsigliese? e soprattutto come correre ai ripari e preparare una Paella Valenciana sentendosi a posto con la coscienza? In Spagna è il WWF nazionale a proporre una guida di consumo critico, assicurando che mangiar pesce è possibile, ma con estrema moderazione e attenzione. “Con i loro 40 chilogrammi pro-capite di pesce, molluschi e crostacei consumati ogni anno”, si legge su un articolo del periodico Diagonal, “gli spagnoli sono tra i maggiori consumatori di prodotti ittici nel mondo”. Una ragione in più per fare attenzione, dato che là dove i consumi sono più elevati, maggiore è il rischio di incappare in meccanismi economici con pesanti impatti ambientali e sociali.
La risposta del WWF è contenuta in una speciale guida che analizza, pesce per pesce e mollusco per mollusco, le specie per le quali è necessario maggiore attenzione, in base ai metodi di pesca generalmente utilizzati per catturarli.
Tra i divieti il WWF segnala ad esempio il besugo, meglio conosciuto in Italia come pagello o fragolino, specie che nei mari del nord, dalla Spagna alla Norvegia, è stata letteralmente decimata da sistemi di pesca a strascico o con i palamiti di profondità. Nella stessa categoria, ovvero di specie per le quali il consumo è assolutamente sconsigliato, ci sono il pez lenguado, la nostra sogliola, alla cui cattura, sottolinea l’organizzazione ambientalista, si procede con vari tipi di rete e tra questi quelle a strascico con scariche elettriche (le cosiddette reti olandesi); il carabinero, ovvero il gamberone che nell’Atlantico come nel Mediterraneo viene pescato a strascico così come accade per il grongo, pesce diffuso soprattutto nell’oceano atlantico, dal Senegal alla Norvegia, ma comune anche nel Mediterraneo.
Per permettere ai consumatori una riconoscimento rapido ed efficace dei pesci sconsigliati, la guida del WWF è stata ideata per gli smartphone con raffigurazioni delle specie e le denominazioni in basco, catalano, gallego oltre che in castellano e in latino. “Analizzando nel dettaglio la guida”, scrive Diagonal, “il risultato è che solo 4 specie possono essere consumate ad occhi chiusi: l’ostrica; l’ostrica giapponese, il potassolo (o melù) e la tellina”.
Per chi volesse approfondire, Diagonal suggerisce “Senza spine cattive” la guida al consumo critico realizzata dal gruppo Ecologistas en accion, che contiene, per ogni specie, un’analisi dei fattori nutrizionali, ambientali e sociali oltre che le considerazioni sui metodi di pesca. Il risultato, come si evince dalla schede non è meno drastico di quello indicato dal WWF.
E se invece dei pesci volessimo sapere di più sulle condizioni di lavoro? Bhè in questo caso ci si può spostare in Gran Bretagna dove una serie di inchieste firmate dal rinomato Guardian hanno nell’ultimo anno messo in luce la condizione di schiavitù esistente nell’industria ittica Tailandese.

 

commenti (0 )

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>