Un'app che permette ai contadini e allevatori da ogni parte del mondo di condividere informazioni sulle loro attività, anche senza una connessione.

in collaborazione con – EchiS Incroci di Suoni 

Qualcuno ha idea di come curare la mia mucca? Da alcuni anni, esiste un nuovo modo per carpire consigli in tema di agricoltura e allevamento. Si chiama WeFarm ed è un’app all’antica che mette in collegamento contadini di tutto il mondo senza bisogno di internet. Il sistema si basa sugli sms e il suo obiettivo è di raggiungere milioni di contadini soprattutto nell’emisfero sud, dove le aree rurali sono molto più isolate.
“I piccoli coltivatori sviluppano ogni giorno soluzioni innovative per far fronte alla sfida del cambiamento climatico e ai problemi che incontrano nei campi” si legge sul sito di WeFarm. “Vivendo però in aree isolate e senza accesso a internet non hanno avuto fino ad oggi la possibilità di condividere in tempo reale le informazioni con gli altri agricoltori”.

WeFarm insomma è nata per ovviare a questo problema puntando a raggiungere i circa 500 milioni di contadini che dal Perù al Kenya vivono spesso con meno di 1 euro al giorno. Una specie di internet senza internet che confrontando domande e risposte su questioni molto concrete permette lo scambio tra contadini anche fisicamente molto distanti tra di loro. E’ quello che viene definito un sistema pear to pear perché si basa sul dialogo che i singoli utenti instaurano e non su una risposta che viene dall’alto.
Il sistema è semplice e gratuito: ci si iscrive inviando un sms con il proprio nome e l’età e, una volta
registrati come utenti, si possono spedire (sempre via sms) le proprie domande. Attraverso un algoritmo WeFarm provvederà a recapitare il quesito tradotto ai telefonini di altri utenti sparsi nel mondo e individuati in base alla zona geografica in cui vivono o all’argomento”.

“Come possono fertilizzare un banano di 3 mesi ?” chiede ad esempio Brandy dal Perù. E la risposta arriva dall’Uganda “Se vuoi usare fertilizzante biologico metti mezzo chilo di guano oppure 2 chili di humus attorno a ciascuna pianta ma a distanza di 20 cm dal busto”.

Per ogni risposta e per ogni domanda si mantiene l’anonimato. Ogni utente di WeFarm è registrato con uno username di fantasia e questo, spiegano gli ideatori del sistema, permette anche alle donne un maggiore accesso. “In Kenya ad esempio, dove c’è una divisione di genere molto forte, gli uomini non darebbero troppo credito ad un consiglio inviato da una donna”.

Da quando ha iniziato WeFarm ha permesso lo scambio di circa 16 milioni di informazioni. “La app è in crescita” si legge su un articolo del quotidiano on line francese Rue 89 “E nel 2014 ha anche vinto il prestigioso premio Google Impact Challange UK portando a casa 500 mila sterline”. Eppure, prosegue Rue 89 bisogna fare molta attenzione a non confondere We Farm con una organizzazione non governativa o con un progetto a sostegno di comunità locali.

Dietro il sistema di pear to pear, sottolinea l’articolo, c’è l’enorme interesse economico per i mega dati soprattutto in un continente come l’Africa. Nel 2017 il 97 per cento delle persone in Africa avrà un cellulare e i dati sul loro comportamento sono un’autentica miniera d’oro per l’impetuoso sviluppo delle tecnologie previste nel continente nei prossimi anni. “Questo accaparramento di dati” si chiede Rue 89 “non finirà per andare contro gli interessi degli stessi agricoltori?”

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